La guerra contro gli ad blocker

 
La guerra contro gli ad blocker

La guerra contro gli ad blocker

Vignetta del 19/06/2016 in CTXT

Più di due anni fa ho deciso di eliminare tutta la pubblicità esterna da questo blog. Prima di allora, ne avevo già fatto a meno per un po’ di tempo. Nemmeno ai tempi migliori dei blog, se esistevano, si guadagnava abbastanza da disturbare il lettore.

E l’ho fatto come gesto, nunca me sobró la pasta. Dejé de mostrar aquello que no quería encontrarme, como declaración de principios.

Poi ho dato il via alla sfilza di adesivi di condivisione che facevano assomigliare la pagina più a un’auto di formula 1 che a un blog personale. Ora non vedo l’ora di rimuovere il fottuto avviso sui cookie, che è l’unica cosa rimasta che schiaffeggia il visitatore senza il suo permesso. Il tutto per una navigazione più comoda, un sito con contenuti più puliti e un caricamento più veloce, che è poi l’obiettivo di tutto. E questo è un aspetto che molti sembrano aver dimenticato.

Sono finiti i tempi in cui si inserivano un paio di annunci per pagare l’hosting. Ora, ovunque si metta piede, salta fuori una trappola pubblicitaria. O due, o cento.

Por eso también he dejado de navegar con el móvil, salvo para visitar sitios que muestran publicidad de una forma más racional y menos invasiva. Hacer un repaso a las webs de los medios, y a otras páginas de entretenimiento, sin un bloqueador de publicidad es una tortura.

Da qualche anno si parla di “la guerra contro gli ad blocker“. E mentre gli editori ammettono che i formati sono stati usati in modo improprio, il discorso di fondo per giustificare questa “guerra” rimane offensivo. Continuano a insistere sul fatto che la colpa delle loro perdite è dei lettori, che non vogliono abbracciare un mare di finestre e banner che divorano lo schermo, impossibili da chiudere, che schizzano il contenuto e lo interrompono, o che sputano una pasquetta consumando dati e mandando in crash il browser.

E se da un lato puntano il dito contro i creatori di strumenti di blocco degli annunci, dall’altro credono ancora che sia una guerra che possono vincere. Ma credo che l’abbiano persa prima di iniziare.

E no, come lettore non devo nulla ai suoi inserzionisti. Né alle pubblicità sui cartelloni per strada, né ai volantini nella cassetta delle lettere.

Internet ha cambiato la professione per tutti, non molto tempo fa mi guadagnavo da vivere dipingendo su supporti fisici. Ora, essenzialmente, faccio la stessa cosa in formato digitale. Molte cose che ho venduto allora non le ho più fatte. Sarebbe assurdo lottare contro di essa incolpando i cambiamenti tecnologici per i miei problemi. La raffica di annunci come inevitabile schiaffo in faccia è storia.

Inoltre, non credo che la soluzione sia quella di mettere più cartelli che suggeriscano di non usare un blocco e di non vedere la pubblicità che si incasina nel mezzo di ogni paragrafo o che salta intorno allo schermo interrompendo la lettura.

Sarebbe meglio utilizzare questi segnali di avvertimento in modo onesto, informando su una distribuzione meno invasiva degli annunci.

I nemici si accumulano

Finché i contatori degli ad blocker continueranno a mostrare l’avviso che ci sono 40 o 50, o anche più, script e cacche pubblicitarie che disseminano la pagina in attesa di saltare in gola, nessuno penserà di smettere di usarli. E per ogni invenzione che blocca un blocco, ne nascerà un’altra per bloccarlo.

L’ultima versione di Opera è già incorpora un blocco pubblicitario nativo, diventando il primo browser a farlo. Funziona abbastanza bene e si nota nella velocità di caricamento delle pagine. I guerrieri non saranno in grado di far fronte a così tanti nemici.

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