
Martedì 6 ottobre, un tribunale di Istanbul ha emesso una sentenza con sospensione della pena di 11 mesi e 20 giorni di reclusione nei confronti di Doğan Pehlevan, vignettista della rivista satirica LeMan, per aver insultato il presidente Recep Tayyip Erdoğan in alcuni post pubblicati da un account su X che l’autore nega di possedere. Il tribunale ha emesso la sentenza nonostante la difesa avesse sostenuto che non vi fossero prove a sostegno delle accuse.
Il tribunale ha rinviato la pronuncia del verdetto nella quinta udienza del processo, respingendo ancora una volta le argomentazioni della difesa secondo cui i pubblici ministeri non erano riusciti a dimostrare che Pelhevan fosse il titolare di quel conto, secondo quanto riferito dall’Associazione per gli studi giuridici e sui media (MLSA).
Pehlevan, che era stato arrestato come se fosse un terrorista, ha trascorso più di quattro mesi in custodia cautelare prima di essere rilasciato nel novembre del 2025, mentre il procedimento giudiziario si protraeva.
Già prima di allora era stato coinvolto in un altro grave scandalo a causa di questa vignetta, che aveva portato all’arresto di diversi collaboratori della rivista LeMan e aveva scatenato dei disordini.

I manifestanti hanno assaltato un bar nelle vicinanze, frequentato dai dipendenti della rivista, e la polizia ha dovuto intervenire per contenere la folla. Anche alti funzionari del governo hanno attaccato pubblicamente la rivista e il suo personale.
Il procedimento giudiziario relativo a questa vignetta è ancora in corso e la prossima udienza è prevista per il 13 ottobre.
La questione della libertà di espressione e di stampa in Turchia è una barzelletta. Una barzelletta di cattivo gusto, però.
L’umorismo in difficoltà, raccolta di casi
Casi di fumettisti che hanno avuto problemi di una certa rilevanza a causa delle loro vignette o illustrazioni satiriche. Ci sono anche alcune storie di altre persone che, pur non essendo fumettisti, hanno avuto problemi per averle condivise.






