
La battaglia di Tsushima, 1905, dipinto di Tōjō Shōtarō. Di Tōjō Shōtarō - Di pubblico dominio.
La guerra russo-giapponese (1904-1905) fu un conflitto fondamentale nella storia moderna ed è considerata una delle prime “guerre totali”. Fu addirittura definita la«Guerra mondiale zero», segnando l’ascesa del Giappone come potenza mondiale e mettendo in luce le debolezze dell’Impero russo, il che, secondo alcuni storici, costituì un presagio della Rivoluzione del 1905.
La prima grande guerra del XX secolo vide contrapposti un Giappone in ascesa e il colosso russo. In meno di due anni, l’equilibrio di potere in Asia subì un cambiamento radicale. La vittoria del Giappone sulla Russia – la prima mai ottenuta contro un paese europeo – trasformò lo scenario internazionale in un’epoca in cui il colonialismo cominciava a prendere piede.
La causa del conflitto bellico fu la rivalità per il controllo della Manciuria e della Corea tra la Russia (che stava espandendo la ferrovia transiberiana e cercava porti liberi dai ghiacci, come Port Arthur, oggi Lüshunkou) e il Giappone (che considerava la Corea un’enclave fondamentale per la propria sicurezza).
Scoppia la guerra

Tutto ebbe inizio l'8 febbraio 1904, quando il Giappone sferrò un attacco a sorpresa contro Port Arthur, senza una dichiarazione formale di guerra, un'azione simile alla strategia adottata nel 1894 contro la Cina e che avrebbe ripetuto nel 1941 a Pearl Harbor.
Le principali battaglie di questa guerra furono quella di Port Arthur (assedio prolungato e caduta nel gennaio 1905), quella di Mukden (febbraio/marzo 1905, la più grande battaglia terrestre mai combattuta fino ad allora) e quella di Tsushima nel maggio del 1905, che segnò la vittoria decisiva dei giapponesi, distruggendo due terzi della flotta russa del Baltico, e che è considerata una delle più grandi battaglie navali della storia, tanto da essere stata persino trasposta in un fumetto, e la più grande sconfitta navale della Russia zarista.
La fine del conflitto giunse grazie alla mediazione del presidente statunitense Theodore Roosevelt con il Trattato di Portsmouth (testo del trattato), firmato il 5 settembre 1905. Il Giappone ottenne Port Arthur, la metà meridionale di Sakhalin e il riconoscimento della propria influenza in Corea.
La visione dell’Oriente e dell’Occidente
Fin dall’inizio delle tensioni, i media di tutto il mondo hanno seguito da vicino il conflitto e sulla stampa internazionale hanno cominciato ad apparire le prime notizie accompagnate da vignette. Qui sono raccolte alcune di quelle immagini e quelle pubblicate nei paesi in conflitto, negli Stati Uniti, ma anche in Spagna e in altri paesi.
In Giappone, le riviste satiriche di stampo occidentale pubblicavano vignette che esaltavano l’ammiraglio Tōgō (eroe di Tsushima) o che prendono di mira lo zar Nicola II, mentre l’impero russo veniva raffigurato come un ubriacone, un brutto mostro o un grande orso feroce domato da un Giappone che si presentava come un piccolo ma abile samurai, sebbene in altre scene venisse rappresentato anche come una volpe.
Tokyo Puck era una famosa rivista giapponese di satira e vignette, fondata nel 1905 dal disegnatore Kitazawa Rakuten. Il suo nome era una dichiarazione d’intenti: si trattava infatti di un adattamento della rivista statunitense Puck. La rivista nacque proprio nel contesto bellico e, nei suoi primi anni, si mostrò critica nei confronti del governo, tanto che la pubblicazione di diversi numeri fu vietata; tuttavia, dopol’«incidente di alto tradimento» del 1910, adottò una linea più conservatrice e si concentrò maggiormente su temi della vita quotidiana.
In seguito apparve un’altra versione asiatica della rivista americana *Puck*. Nel 1906 fu fondata la *Osaka Puck*, con l’artista di stile occidentale Akamatsu Rinsaku che ne assunse un ruolo fondamentale. Il suo formato la poneva in contrapposizione alla *Tokyo Puck*.
Molti artisti giapponesi, come Kobayashi Kiyochika (1847-1915), Toshihide Migita (1862-1925) e Kabaragi Kiyokata (1878-1972) realizzarono numerose stampe patriottiche a colori su legno, oltre a una grande quantità di fotografie, dipinti e illustrazioni durante la guerra russo-giapponese.
Le copertine di Puck (Stati Uniti)
Sulla stampa occidentale, a partire dagli Stati Uniti, riviste come *Puck* e *Judge*, che inizialmente sostenevano il Giappone in quanto“vittima” dell’espansionismo russo, in seguito iniziarono a manifestare preoccupazione per la sua ascesa, ricorrendo all’ideologia razzista del «pericolo giallo» e alimentando la teoria secondo cui Cina e Giappone si fossero alleati per conquistare e ridurre in schiavitù il mondo occidentale.
Spesso il Giappone veniva raffigurato come una vespa o un soldato minuscolo ma efficace di fronte a un Impero russo sovradimensionato, ma corrotto e medievale.

16 novembre 1904. N. 1446. L’illustrazione di Udo J. Keppler (1872-1956) raffigura un soldato russo ubriaco che regge una brocca di vodka e brandisce selvaggiamente una spada insanguinata contro una vespa che rappresenta il Giappone. John Bull (Gran Bretagna) e lo Zio Sam (Stati Uniti) sono seduti sullo sfondo. In basso, la didascalia «Impazzire». Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

17 maggio 1905. Copertina del n. 1472 di Udo J. Keppler. La scena raffigura Mutsuhito (Meiji), l’imperatore del Giappone, che si affaccia da est dalla sommità di un grande mappamondo verso l’Europa, dove i governanti di varie nazioni sono riuniti accanto a Nicola II, l’imperatore russo ferito e menomato; tra i leader europei regna la preoccupazione su quale direzione prenderà il Giappone dopo aver sconfitto la Russia. In basso la didascalia «Quando?». Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Nel Regno Unito, alleato del Giappone dal 1902 in seguito alla firma dell’alleanza volta a frenare l’espansionismo dell’Impero russo nell’“Estremo Oriente” e a proteggere gli interessi territoriali di entrambi gli imperi in Asia, la rivista Punch descriveva i giapponesi come un popolo civilizzato ed eroico, in netto contrasto con lo stereotipo asiatico dell’epoca. Anche la quasi totalità del resto della stampa inglese si schierò a favore del Giappone.

Vignetta di William Kerridge Haselden, pubblicata il 9 febbraio 1904 sul Daily Illustrated Mirror. Titolo: «Il coraggioso Giappone attacca il polpo russo» (raffigurato con la testa di un orso). Didascalia: «Uno dei tentacoli del mostro minaccia la Corea e la Manciuria, e il nostro alleato orientale è pienamente pronto ad affrontare la situazione come si deve».
Anche la prima pagina del Daily Illustrated Mirror di quel giorno era dedicata alla guerra. L'immagine intitolata «La flotta in attesa» reca questa didascalia: «Navi giapponesi pattugliano al largo di Wei-hai-wei, pronte a ingaggiare battaglia con le navi da guerra russe provenienti dall'Europa. Il loro implacabile compito è impedire che i rinforzi raggiungano la flotta russa, che, come è noto, è di stanza al largo di Port Arthur».
Dieci giorni dopo, avrebbero pubblicato un’altra prima pagina con un’illustrazione senza firma su un drastico episodio di disciplina militare all’interno del comando russo, dal titolo:«Un ufficiale russo muore dopo essere stato colpito dal proprio comandante». Nel testo in calce si legge:«Quando i cacciatorpediniere giapponesi attaccarono la flotta russa a Port Arthur, diversi ufficiali russi si trovavano a terra ad assistere a uno spettacolo circense. Un corrispondente da San Pietroburgo riferisce via telegramma che l’ammiraglio Alekséyev ha condotto un’indagine sulla loro condotta e, convinto della colpevolezza di un tenente, ha estratto la pistola e ha ucciso a colpi di pistola il giovane ufficiale alla presenza dei suoi compagni».
In prima pagina spiccava inoltre, con evidente sarcasmo: «LA CRUDELTÀ DELLA“SANTA RUSSIA”. Rifugiati giapponesi trattati brutalmente a Port Arthur».
In Francia, paese con una storica tradizione satirica, riviste come *Le Rire* o *L'Assiette au Beurre* si concentravano maggiormente sulla critica alla Russia (per la sua alleanza con la Francia) o su aspetti dell’esotismo del Giappone. Gran parte dei finanziamenti russi per la guerra contro il Giappone proveniva dalla Francia. In virtù dell’Alleanza franco-russa firmata nel 1892, il governo francese e un consorzio di grandi banche parigine, tra cui il Crédit Lyonnais, emisero ingenti prestiti che permisero allo zar Nicola II di far fronte alle spese del suo apparato bellico contro il Giappone.

«L'Assiette au Beurre» era una rivista satirica francese di stampo anarchico, anticlericale e anticolonialista, pubblicata tra il 1901 e il 1936. Nel numero 151 del febbraio 1904, all’inizio della guerra russo-giapponese, dedicò l’intero contenuto (16 pagine) a vignette politiche pungenti in cui Adaramakaro caricaturava i principali protagonisti. In copertina, una donna giapponese frusta un piccolo uomo russo.

Illustrazione a tutta pagina intitolata "In Manciuria", il principale fronte terrestre della guerra russo-giapponese. Fu pubblicata su *Le Rire* nel 1905. Questa rivista fu una delle riviste satiriche più influenti ed emblematiche della Belle Époque.
Nella scena, un soldato giapponese parla con un russo che fa capolino dalla sua trincea o dal suo bunker fortificato con tronchi.
IL GIAPPONESE. — Comunque, vecchio mio, che botta ti sei preso!
IL RUSSO. — Può darsi!... ma non sono io a pagare.
L'autore è Tomás Leal da Câmara (1876-1948), un rinomato pittore, caricaturista e disegnatore portoghese di orientamento repubblicano. A causa dei suoi problemi politici in Portogallo, dove era stato accusato di un reato di stampa per le sue vignette critiche nei confronti della situazione politica e sociale del suo paese, si auto-esiliò in Spagna tra il 1898 e il 1900. Qui lavorò per note testate come Madrid Cómico. In seguito si stabilì a Parigi, diventando uno degli illustratori di punta di altre riviste satiriche francesi di primo piano come L'Assiette au Beurre o Le Canard Sauvage.
Vignette e “incisioni popolari” russe
In Russia, sulle riviste si era soliti rappresentare i giapponesi ricorrendo a stereotipi quali geishe, samurai goffi o «gialli pericolosi», rispecchiando il razzismo dell’epoca; tuttavia apparivano anche critiche al governo russo per la sua incompetenza militare e vignette in cui lo zar veniva ingannato da consiglieri inetti, oppure la flotta russa veniva raffigurata come un orso goffo di fronte a una volpe astuta (Giappone).

Con il titolo “La geisha ‘senza vergogna’…” nel numero 32 della rivista Budilnik era raffigurata una geisha che reggeva una nave. Si tratta del cacciatorpediniere russo«Reshitelny», che fu catturato dai giapponesi nell’agosto del 1904 nel porto neutrale di Chefoo, in Cina, un incidente che suscitò grande indignazione a livello internazionale.
Nel testo in calce si legge:«Geisha: —Comportandomi da bandita, mi sono procurata un cacciatorpediniere a costo di uno schiaffo russo e del disprezzo europeo... Sarebbe bello riuscire ora a procurarmi un incrociatore allo stesso prezzo: dopotutto, l’altra mia guancia è intatta! La vergogna non è fumo, non ti accecerà gli occhi...»
La frase finale è un’espressione usata in modo cinico per dire che la vergogna o il disonore non causano un danno fisico reale, per cui a questo personaggio non importa perdere la reputazione o la dignità pur di ottenere un vantaggio materiale (in questo caso, le navi da guerra). Il segno della mano nera sulla sua guancia rappresenta quella «schiaffo» o umiliazione morale subita.
Il Budilnik (in russo, Будильник, «La sveglia») era un settimanale satirico pubblicato tra il 1865 e il 1871 a San Pietroburgo e tra il 1873 e il 1917 a Mosca.
Fonte: CaricaTura nella storia : proprio la «Butterfly»? Giornalisti satirici sul Giappone nel 1904–1905 / Società Storica Russa.

(Per leggere il testo che appare sotto l'immagine, clicca sul cerchio rosso che si trova sopra di essa)
Questo è un esempio molto rappresentativo di lubok (лубок), una serie di stampe in stile arte popolare russa che combinavano illustrazioni semplici e testi narrativi o satirici. All’inizio della guerra nel 1904, la propaganda ufficiale zarista utilizzò massicciamente queste stampe per infondere fiducia nella popolazione, raffigurando il soldato russo come un gigante bonario e invincibile di fronte a nemici piccoli e ridicoli.
Questa illustrazione fu pubblicata appena due settimane dopo lo scoppio delle ostilità. Un imponente contadino o soldato russo (muzhik), con barba e berretto tradizionali, è comodamente seduto a cavalcioni sulla regione della МАНЧЖУРІЯ (Manciuria). Il suo piede destro poggia sulle fortificazioni di Портъ Артуръ (Port Arthur), mentre il gomito sinistro punta verso Владивостокъ (Vladivostok), i due punti strategici chiave della marina russa nel Pacifico.
Dall'altra parte compaiono i nemici: lo Zio Sam (Stati Uniti) e John Bull (Regno Unito), che tiene in braccio un minuscolo soldato giapponese. Dietro di loro è raffigurato un dignitario della dinastia Qing (Cina), anch'egli dall'aspetto minuscolo.
Nelle vignette russe venivano spesso raffigurate scene grottesche di giapponesi sconfitti e in preda al panico di fronte al nemico feroce, onnipotente e gigantesco: venivano dipinti audaci attacchi di cosacchi e marinai, oppure le vicissitudini dei rapporti con gli Stati Uniti e l’Inghilterra, visti come paesi goffi. All’inizio della guerra, quando le aspettative di vittoria erano molto ottimistiche, le «impressioni popolari» satiriche erano audaci e insolenti, persino arroganti.
Si sono presi gioco della codardia e della debolezza dell’avversario, attribuendogli stupidità e avarizia, ridicolizzandone alcuni aspetti fisici come l’altezza, il colore della pelle e i tratti del viso. Le critiche, i disprezzi o addirittura gli insulti razzisti sembravano non avere alcun limite, ma la maggior parte del pubblico accoglieva di buon grado queste immagini. (Fonte).
Il mistero delle vignette giapponesi su *The New Zealand Graphic*
Merita una menzione speciale il caso delle illustrazioni, soprattutto quelle che esaltano il Giappone, pubblicate sul quotidiano neozelandese *New Zealand Graphic *.
Il *New Zealand Graphic and Ladies’ Journal* (1890-1908), in seguito noto come *Weekly Graphic and New Zealand Mail* (1908-1913), era una rivista settimanale illustrata che includeva una grande varietà di testi letterari, reportage speciali, pettegolezzi mondani e articoli di moda. Fu la prima pubblicazione di questo tipo a utilizzare la fotogravura in Nuova Zelanda.
Questo settimanale raggiunse un traguardo storico nel campo della satira nel numero dell’8 luglio 1905, quando, per la prima volta, una rivista neozelandese pubblicò delle vignette dal punto di vista di uno straniero. Si trattava di un’intrigante serie di vignette di propaganda giapponese sulla guerra russo-giapponese.
Quando i lettori esaminavano questa serie di vignette, pubblicate senza firma, non sapevano con certezza se la rivista fosse a favore o contro la guerra. Alcune immagini sembrano suggerire che la guerra avrebbe semplicemente provocato una rivoluzione in Russia, mentre in altre si guardava con timore all’ascesa del Giappone come potenza militare ed economica nel Pacifico.
Sebbene pubblicassero anche vignette dal punto di vista occidentale, non è chiaro il motivo per cui siano state pubblicate queste stampe di propaganda giapponese dal punto di vista patriottico. Quel poco che si sa al riguardo è che le stampe furono originariamente diffuse a colori in Giappone come opuscolo propagandistico (probabilmente dall’editore Tomizato Nagamatsu) e si ipotizza che un giornalista o un viaggiatore possa averne ottenuto una copia, che in seguito sarebbe stata pubblicata sulla rivista. (Fonte)

Scena di una battaglia navale. Una nave giapponese affonda una nave russa. Si vede l’«Orso Bianco» (rappresentazione satirica dell’Impero russo, personificato in particolare attraverso la figura di un militare di alto rango o dello stesso zar sotto le sembianze di un orso polare o artico) che viene scaraventato in aria dalla nave russa, mentre alcuni lavoratori cinesi fuggono verso la nave giapponese.
Presso la biblioteca dell’Università di Cornell, nel suo“Kroch Asia Rare Materials Archive”, è conservata una collezione di illustrazioni di propaganda russo-giapponese che comprende xilografie; qui è possibile visionare le versioni originali a colori delle stampe riprodotte sul *New Zealand Graphic*. L’archivio fornisce inoltre traduzioni in inglese del testo giapponese riportato sulle stampe.
La neutralità della Spagna
A soli 3 giorni dall'inizio della guerra, la Spagna ordinava ai propri sudditi di osservare «la più rigorosa neutralità». Così, giovedì 11 febbraio 1904, l’ordine fu pubblicato sulla Gaceta de Madrid (nota anche come Gazeta de Madrid), nome con cui era conosciuta tra il 1661 e il 1936 quella che oggi chiamiamo Boletín Oficial del Estado (BOE).
Ministero di Stato: Sezione Politica.—Cessazione delle ostilità tra la Russia e il Giappone.—Ordinanza del Governo di Sua Maestà affinché i sudditi spagnoli osservino la più rigorosa neutralità nei confronti delle due potenze belligeranti, in conformità con le leggi vigenti e con i principi del diritto pubblico internazionale.
Sulla rivista satirica ¡Cu-Cut!, sette giorni dopo, a pagina 109 del numero 112 del 18 febbraio, si ironizzava sulla nostra neutralità.

Nell'illustrazione di Joan García-Junceda i Supervia intitolata "DE LA GUERRA" (Sulla guerra), compare un russo con il tipico berretto di pelliccia (ushanka o simile) intento a leggere la Gaceta de Madrid, con la didascalia:
—«La Spagna manterrà la neutralità nel conflitto russo-giapponese.» Ecco, così sì che possiamo cantare vittoria.
Anche la copertina di quello stesso numero, illustrata da Cayetano Cornet i Palau ( 1878–1945), era dedicata al conflitto tra russi e giapponesi e conteneva numerose vignette allusive alla guerra. Puoi leggere l’intero numero qui. «Cu-Cut!» pubblicò un gran numero di barzellette relative al conflitto.

In primo piano, un soldato giapponese (in abiti tradizionali da samurai) è impegnato in un corpo a corpo con un soldato russo (con il suo caratteristico berretto di pelliccia e il pesante cappotto). Il giapponese brandisce una katana, mentre i due si afferrano con violenza. Ai loro piedi sono caduti gli oggetti contesi, raffigurati come oggetti di uso quotidiano rubati. Si tratta di un portamonete aperto da cui fuoriescono alcune monete, contrassegnato con la scritta «MANCHURIA», e di un orologio da tasca, contrassegnato con la scritta «COREA».
In fondo, a destra, si vede una donna cinese in abiti tradizionali che è stata imbavagliata e legata a un palo, costretta ad assistere immobile mentre i due soldati litigano per i suoi effetti personali che le hanno appena rubato.
In calce si legge: «La questione dell’Estremo Oriente. Russia e Giappone che si contendono l’orologio e il portamonete che erano stati rubati alla Cina».

Traduzione: "Il gioco 'mi vuole, non mi vuole' nell'Estremo Oriente."
La vignetta di Robert William Satterfield (1875/1958), noto come Bob Satterfield o “Sat”, rifletteva il clima prebellico tra le due potenze. La Russia e il Giappone giocano al classico «mi vuole, non mi vuole» strappando i petali di una margherita con le parole «War» (Guerra) e «Peace» (Pace)
Questa vignetta fu pubblicata il 15 gennaio 1904 su *The Tacoma Times*. Le iniziali «N.E.A.» che compaiono proprio sotto la firma dell’autore corrispondono alla *Newspaper Enterprise Association*, un’associazione di testate giornalistiche statunitensi fondata nel 1902 da Edward Willis Scripps. Satterfield lavorava per questa agenzia, pertanto le sue vignette di attualità internazionale venivano pubblicate contemporaneamente su testate locali in tutto il Paese. Il disegnatore era solito firmare con quello che è noto come«L’orso di Sat», un personaggio che rappresentava una scena secondaria o un riferimento ironico, oppure aggiungeva un commento supplementare alla vignetta.

Traduzione: Una partita a carte. Sta bluffando?
Vignetta di Elmer Andrews Bushnell (E.A. Bushnell) 1872-1939, pubblicata su *The Tacoma Times* (Washington) il 22 gennaio 1904.
L'Impero russo, rappresentato da un orso, e l'Impero giapponese, raffigurato come una volpe, giocano una partita a carte puntando i rispettivi arsenali. Entrambi si chiedono se l'altro stia bluffando. La guerra russo-giapponese sarebbe scoppiata 17 giorni dopo.
Bushnell ha lavorato per alcuni quotidiani dell’Ohio e di New York. È ricordato per un’illustrazione che realizzò in occasione dell’approvazione del Diciannovesimo Emendamento, per rappresentare le opportunità che si aprivano per le donne con il diritto di voto. L'immagine, intitolata«Ora il cielo è il loro limite», fu pubblicata sul Sandusky Star-Herald il 23 agosto 1920.

"Dopo Mukden". La fuga di un ufficiale e della sua amante. Vignetta tratta dal *New Zealand Graphic* dell'8 luglio 1905. Collezioni del patrimonio delle biblioteche di Auckland NZG-19050708-28-2
Traduzione del testo sulla vignetta: «La follia (o la stoltezza) è la più incurabile delle malattie». Testo in didascalia: «Dopo Mukden: la fuga di un ufficiale e della sua amante. (La spudorata immoralità dell’accampamento russo fu ampiamente commentata dai corrispondenti stranieri)”.
Quando i giapponesi attaccarono i russi durante la battaglia di Mukden, riuscirono quasi a circondare le loro truppe. L’illustrazione mostra un ufficiale russo in fuga con la sua amante durante la ritirata, in preda al panico dopo il crollo della retroguardia russa.
Un altro tema ricorrente nelle vignette era la rivoluzione russa del 1905, che non pochi media sfruttavano per collegarla come conseguenza o addirittura come causa della sconfitta contro il Giappone.

In questa vignetta di Claude Maybell, molto probabilmente pubblicata alla fine del 1905 o all’inizio del 1905 sul *San Francisco Chronicle* (quotidiano per cui lavorava in quegli anni), viene utilizzata una metafora spaziale per illustrare il duplice fronte distruttivo che assediava il governo zarista di Nicola II.
Al centro, lo zar di Russia, con indosso la corona imperiale e l’uniforme militare, punta il fucile con la baionetta innestata verso un soldato giapponese che avanza deciso verso di lui. Lo zar, completamente concentrato sul conflitto esterno, non si accorge che ai suoi piedi sta nascendo il malcontento interno. Dallo sportello fa capolino la testa di un personaggio dai capelli e dalla barba incolti e dall’espressione folle, etichettato come NIHILIST (Nihilista, il termine con cui in Occidente venivano raggruppati i rivoluzionari, gli anarchici e gli agitatori russi antibellici). In una mano stringe una bomba accesa, dalla cui miccia sgorga un denso fumo nero che forma la parola REVOLUTION (Rivoluzione).

Traduzione. Titolo: «Si spezzerà la verga?». Didascalia: «Il signor Giappone nel suo grande numero di giocoleria».
Bob Satterfield disegnò numerose vignette relative allo scontro tra Giappone e Russia, come questa, apparsa anch’essa sul *The Tacoma Times* il 20 luglio 1904, in cui la personificazione dell’Impero del Giappone tiene in equilibrio sulla testa una canna di bambù con la scritta «Port Arthur», sulla cui punta oscilla, in modo ancora più precario, l’orso russo. Undici giorni dopo la pubblicazione di questa vignetta, ebbe inizio l’assedio di Port Arthur.

Traduzione del testo in calce alla vignetta: «La perdita della Petropavlovsk fu grave per la flotta russa, ma non decisiva.» — Generale Miles.
Nella vignetta di Bob Statterfield del 21 aprile 1904 pubblicata su *The Tacoma Times*, l’orso russo alza le zampe guantate da boxe mentre sfida un pugile giapponese al «Campionato dell’Estremo Oriente», e questi gli chiede: «Non ne hai ancora abbastanza?». Le numerose bende che ricoprono il corpo e i pantaloncini da boxe dell’orso indicano le gravi perdite subite dalla Russia. Sullo sfondo, l’orso mascotte di Satterfield consulta un cronometro per vedere quanto tempo durerà ancora l’incontro.
La Petropavlovsk era la nave ammiraglia russa che affondò dopo aver urtato una o più mine giapponesi al largo di Port Arthur nell’aprile del 1904. Nel naufragio persero la vita l’ammiraglio Makarov, il celebre pittore di scene di guerra Vasily Vereshchagin, che aveva realizzato schizzi per futuri dipinti, il capo di stato maggiore della squadriglia del Pacifico, il contrammiraglio Mikhail Molas, dieci ufficiali e 18 sottufficiali, due medici, un sacerdote e due ufficiali militari. Sulla corazzata morirono anche circa 650 marinai: l’evento rappresentò una tragedia nazionale per la Russia e una perdita devastante che la propaganda cercò di minimizzare. Alcuni ritengono che questo episodio sia stato uno di quelli che hanno accelerato la sconfitta finale della Russia.
Nel 2012, i resti dello scafo della Petropavlovsk, lunga 70 metri e larga 13, sono stati rinvenuti a una profondità di 34 metri, nei pressi di Port Arthur (Lüshunkou).
Trattato di Portsmouth
Il Trattato di Portsmouth pose fine alla guerra. Fu firmato il 5 settembre 1905 presso il cantiere navale di Portsmouth a Kittery, nel Maine (Stati Uniti). L'allora presidente degli Stati Uniti, Theodore Roosevelt, fungé da mediatore nei negoziati, per cui ottenne il Premio Nobel per la Pace nel 1906.

Komura Jutarō (1855–1911), a sinistra, osserva il rappresentante russo Sergei Witte mentre firma i documenti del trattato. Sullo sfondo si vede il funzionario del Dipartimento di Stato americano Herbert H.D. Peirce. Ai fotografi non fu consentito l’accesso alla sala delle conferenze, ma un membro della delegazione russa realizzò questo schizzo, che fu inviato a San Pietroburgo e distribuito alla stampa estera. Tratto da *Lietopis Voiny's Yaponye* (Cronaca della guerra con il Giappone).
Il Giappone e la Russia accettarono di evacuare la regione della Manciuria e di restituire la sovranità su tale territorio alla Cina, ma il Giappone otteneva in “concessione” la penisola di Liaodong, dove si trovavano Port Arthur e Dalian, con diritti di extraterritorialità, mentre il governo giapponese assumeva il controllo della rete ferroviaria russa nella Manciuria meridionale, ottenendo così l’accesso a importanti risorse strategiche. Il Giappone riceveva inoltre dalla Russia la metà meridionale dell’isola di Sakhalin.

Lüshunkou (storicamente conosciuta in Occidente come Port Arthur) cessò di appartenere al Giappone al termine della Seconda guerra mondiale, nell’agosto del 1945. Dopo la resa giapponese, il controllo del porto passò all’Unione Sovietica, che occupò l’area. Infine, nel 1955, fu restituita alla Repubblica Popolare Cinese.
Fonti consultate
Papers Past, archivio online della Biblioteca Nazionale della Nuova Zelanda.
Heritage et al. Collezioni e risorse uniche dei centri di ricerca e delle collezioni patrimoniali delle biblioteche di Auckland (Nuova Zelanda).
British Cartoon Archive. Università del Kent.
Sito web ufficiale della Società Storica Russa.
Immagini del nemico e di sé: le “stampe popolari” russe della guerra russo-giapponese. Yulia Mikhailova. ACTA SLAVICA IAPONICA. Volume 16 (1998).
Biblioteca presidenziale Boris Eltsin
Kobayashi Kiyochika (1847-1915). Vignette satiriche sulla guerra russo-giapponese.
Biblioteca virtuale Miguel de Cervantes.
Biblioteca virtuale della stampa storica
Blog ufficiale del Museo Lázaro Galdiano.
Storia a fumetti. Il blog di Guille.
Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Biblioteca digitale della Cornell.
Sito web dedicato al Trattato di pace di Portsmouth della Japan-America Society del New Hampshire.
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